

Protesi di ginocchio robot-assistita: più precisione significa davvero un risultato migliore?
Negli ultimi anni la chirurgia protesica del ginocchio ha conosciuto una forte evoluzione tecnologica.
Navigazione, pianificazione tridimensionale e sistemi robot-assistiti permettono oggi al chirurgo di programmare con grande precisione i tagli ossei e la posizione delle componenti protesiche. È quindi comprensibile che molti pazienti, quando devono affrontare una protesi totale di ginocchio, pongano una domanda molto semplice:
“La chirurgia robotica dà risultati migliori?”
La risposta, alla luce delle evidenze più recenti, è meno immediata di quanto possa sembrare.
Un importante studio pubblicato nel 2026 su The Lancet, il trial RACER-Knee, ha confrontato direttamente la protesi totale di ginocchio eseguita con assistenza robotica Mako e la chirurgia eseguita con strumentazione convenzionale.
Il risultato è particolarmente interessante: la robotica ha consentito una maggiore precisione rispetto al target pianificato, ma a 12 mesi i pazienti non hanno riportato un beneficio clinicamente significativo rispetto alla chirurgia convenzionale.
Per chi si occupa di chirurgia del ginocchio, come il PD Dr. med. Marco Delcogliano e il Dr. med. Luca Deabate in Logmedica, questo non significa scegliere tra “robot sì” e “robot no”.
Significa comprendere meglio quando la tecnologia può realmente aggiungere valore al lavoro del chirurgo.
Che cosa ha studiato il trial RACER-Knee
RACER-Knee è uno dei più importanti studi randomizzati pubblicati finora sulla chirurgia robot-assistita del ginocchio.
La ricerca ha coinvolto 339 pazienti, operati in dieci ospedali del Regno Unito da 33 chirurghi.
I partecipanti presentavano artrosi avanzata del ginocchio con indicazione alla protesi totale e sono stati assegnati casualmente a due gruppi:
- protesi totale di ginocchio robot-assistita con sistema Mako;
- protesi totale eseguita con strumentazione convenzionale.
I ricercatori hanno utilizzato anche sistemi di mascheramento particolarmente accurati: i pazienti non sapevano quale tecnica fosse stata utilizzata e persino le incisioni aggiuntive tipiche della chirurgia robotica venivano simulate nel gruppo convenzionale per limitare il rischio di influenzare la percezione del trattamento.
L'obiettivo principale non era verificare semplicemente se il robot riuscisse a posizionare meglio la protesi.
La domanda era molto più importante per il paziente:
a un anno dall'intervento, il ginocchio viene percepito come migliore?
Il Forgotten Joint Score: quando la protesi quasi “si dimentica”
L'endpoint principale dello studio era il Forgotten Joint Score, o FJS.
È un questionario utilizzato per valutare quanto una persona percepisca la presenza dell'articolazione protesizzata durante la vita quotidiana.
Il punteggio va da 0 a 100.
Un risultato basso significa che il paziente è frequentemente consapevole del ginocchio operato; un valore elevato significa che l'articolazione viene percepita sempre meno e, idealmente, quasi “dimenticata”.
A dodici mesi il risultato medio è stato:
49,2 nel gruppo robot-assistito
50,2 nel gruppo convenzionale.
La differenza aggiustata è stata di -1,5 punti, statisticamente non significativa e molto lontana dalla differenza di 12 punti che i ricercatori avevano stabilito come clinicamente importante.
In altre parole, per il paziente medio incluso nello studio, il ginocchio operato con assistenza robotica non veniva percepito meglio a un anno rispetto a quello operato con tecnica convenzionale.
Dolore, funzione e soddisfazione: risultati molto simili
Il risultato non riguarda soltanto il Forgotten Joint Score.
I ricercatori hanno valutato anche:
- dolore postoperatorio;
- consumo di oppioidi;
- Oxford Knee Score;
- qualità di vita;
- attività e partecipazione;
- soddisfazione;
- tempo di degenza;
- complicanze;
- necessità di ulteriori interventi.
Anche su questi parametri le differenze tra i due gruppi sono risultate generalmente piccole e non clinicamente significative.
Per esempio, l'Oxford Knee Score a 12 mesi era 37,3 nel gruppo robotico e 36,9 in quello convenzionale, mentre anche i punteggi relativi al dolore erano sostanzialmente sovrapponibili.
Anche il profilo di sicurezza complessivo è risultato simile: 16 pazienti in ciascun gruppo hanno presentato un evento avverso serio.
Però il robot è stato più preciso
Ed è qui che il risultato diventa particolarmente interessante.
Se dal punto di vista clinico i due gruppi risultavano molto simili, dal punto di vista tecnico la robotica mostrava un vantaggio.
La differenza assoluta tra l'allineamento programmato e quello realmente ottenuto era mediamente:
2,0° con assistenza robotica
2,8° con tecnica convenzionale.
La differenza di circa 0,8° era statisticamente significativa.
Quindi la tecnologia ha effettivamente permesso di riprodurre con maggiore precisione ciò che il chirurgo aveva pianificato.
È un punto fondamentale.
Lo studio non dimostra che la robotica “non funziona”.
Dimostra qualcosa di più sottile:
essere più precisi tecnicamente non significa automaticamente ottenere, entro un anno, un risultato percepito migliore dal paziente.
Precisione e risultato clinico non sono la stessa cosa
Per comprendere questo apparente paradosso bisogna ricordare che una protesi di ginocchio non è semplicemente un esercizio geometrico.
Il risultato finale dipende da molti elementi:
- corretta indicazione chirurgica;
- stato dell'articolazione;
- bilanciamento dei tessuti;
- orientamento delle componenti;
- tecnica operatoria;
- gestione del dolore;
- riabilitazione;
- forza muscolare;
- aspettative del paziente;
- eventuali altre patologie.
Una tecnologia può migliorare molto uno di questi aspetti — per esempio la precisione dei tagli ossei — senza modificare automaticamente tutti gli altri.
Per questo il vero obiettivo della chirurgia moderna non dovrebbe essere semplicemente:
“ottenere il numero più preciso possibile”
ma:
“ottenere il risultato più appropriato per quel particolare ginocchio”.
Il punto più interessante: l'allineamento personalizzato
Proprio qui il trial RACER-Knee apre una prospettiva importante.
La tecnica convenzionale è storicamente orientata verso un allineamento meccanico neutro.
Ma sappiamo che in natura non tutte le persone hanno lo stesso allineamento degli arti inferiori.
Una parte dei chirurghi utilizza quindi strategie sempre più personalizzate, cercando di avvicinare il posizionamento della protesi alla particolare anatomia del paziente.
La chirurgia robot-assistita rende possibile modificare con estrema precisione angoli e profondità dei tagli, consentendo quindi una pianificazione individualizzata.
Lo stesso articolo di The Lancet sottolinea però che RACER-Knee non era uno studio progettato per stabilire quale strategia di allineamento sia migliore.
I chirurghi potevano infatti utilizzare differenti strategie in base alla propria pratica.
Gli autori osservano che, se futuri studi dimostreranno un vantaggio clinico degli allineamenti personalizzati, tecnologie capaci di posizionare con grande precisione le componenti — inclusi i sistemi robotici — potrebbero assumere un ruolo ancora più importante.
È probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell'intero lavoro.
Robotica sì o no? La domanda è probabilmente sbagliata
Per un paziente potrebbe essere naturale chiedere:
“Meglio una protesi robotica o una tradizionale?”
Ma dal punto di vista clinico la domanda dovrebbe essere più articolata.
Il sistema robotico è uno strumento nelle mani del chirurgo.
Non decide autonomamente quale allineamento utilizzare, quale equilibrio dei tessuti ricercare o quale strategia sia migliore per quella persona.
Nel trial RACER-Knee il chirurgo manteneva pieno controllo della pianificazione e poteva modificarla durante l'intervento secondo il proprio giudizio.
Per questo esperienza e strategia chirurgica continuano a rimanere fondamentali.
La tecnologia può aumentare la precisione con cui una decisione viene eseguita.
Ma prima deve esserci la decisione corretta.
Il ruolo del PD Dr. Marco Delcogliano e del Dr. Luca Deabate
Presso Logmedica, il PD Dr. med. Marco Delcogliano e il Dr. med. Luca Deabate si occupano della diagnosi e del trattamento delle patologie del ginocchio, comprese artrosi, chirurgia protesica e percorsi complessi di ricostruzione articolare.
La disponibilità di tecnologie avanzate deve essere inserita proprio in questo contesto.
Non partire dal robot per decidere come trattare il ginocchio.
Partire dal paziente, dalla sua anatomia, dai sintomi, dalle aspettative e dalla corretta indicazione chirurgica.
Successivamente si può scegliere quali strumenti utilizzare per eseguire nel modo più controllato possibile il piano stabilito.
È una distinzione importante anche nella comunicazione con il paziente.
Una protesi robot-assistita non è automaticamente una “protesi migliore”.
Una procedura convenzionale eseguita da un chirurgo esperto non è automaticamente meno accurata sul piano clinico.
Tecnologia ed esperienza devono essere considerate complementari, non concorrenti.
Anche il costo conta, ma il dato inglese va interpretato
Il trial ha analizzato anche l'aspetto economico.
Nel sistema sanitario britannico, il costo dell'ospedalizzazione iniziale risultava mediamente superiore di circa 995 sterline nel gruppo robot-assistito.
Considerando complessivamente i costi nei dodici mesi successivi, la differenza era di circa 958 sterline in più per il trattamento robotico.
Gli autori hanno quindi concluso che, nelle condizioni del sistema sanitario britannico e nel periodo di osservazione dello studio, la chirurgia robot-assistita non risultava costo-efficace.
Questo dato non può però essere trasferito automaticamente alla Svizzera.
Costi delle apparecchiature, numero di interventi, organizzazione delle sale operatorie, rimborsi e percorsi assistenziali possono essere molto differenti.
Il messaggio generale rimane comunque importante: una tecnologia più sofisticata deve dimostrare non soltanto di essere più precisa, ma anche di produrre un beneficio proporzionato al suo costo.
Più precisione, ma anche più tempo in sala operatoria
Un altro dato emerso dallo studio riguarda la durata dell'intervento.
La chirurgia robot-assistita ha richiesto mediamente 10,5 minuti in più rispetto alla tecnica convenzionale.
È una differenza relativamente contenuta, ma mostra ancora una volta che ogni tecnologia comporta vantaggi e compromessi.
L'innovazione utile non è quella che aggiunge semplicemente complessità.
È quella che aggiunge valore.
E nel lungo periodo?
È forse la domanda più importante ancora senza risposta.
Lo studio pubblicato su The Lancet riporta i risultati fino a 12 mesi.
Il follow-up continuerà fino a dieci anni per valutare:
- risultati percepiti dai pazienti;
- revisioni;
- sopravvivenza degli impianti;
- rapporto costo-efficacia nel lungo periodo.
È possibile che una maggiore precisione produca vantaggi che diventano visibili soltanto dopo molti anni.
Oppure potrebbe emergere che, quando la chirurgia convenzionale è eseguita correttamente, la differenza clinica rimanga minima.
Al momento non possiamo ancora saperlo.
Protesi di ginocchio a Lugano e Bellinzona: tecnologia al servizio dell'indicazione
Il nuovo studio RACER-Knee offre quindi un messaggio molto utile anche per i pazienti.
La robotica rappresenta un'evoluzione tecnologica importante e permette di eseguire con estrema precisione una pianificazione chirurgica.
Ma la qualità di una protesi di ginocchio non si misura soltanto in gradi e millimetri.
Prima vengono:
diagnosi, indicazione, esperienza chirurgica, pianificazione e comprensione del singolo ginocchio.
Presso Logmedica, il PD Dr. med. Marco Delcogliano e il Dr. med. Luca Deabate si occupano delle patologie del ginocchio nelle sedi di Lugano e Bellinzona, valutando il trattamento più appropriato in funzione delle caratteristiche del paziente.
La tecnologia può aiutare a realizzare una decisione con maggiore precisione.
Ma il principio rimane lo stesso:
non è il robot a decidere quale sia il ginocchio migliore per il paziente. È il chirurgo a decidere quale sia il trattamento migliore e quali strumenti utilizzare per realizzarlo.
FAQ sulla protesi robot-assistita del ginocchio
1. Che cos'è una protesi robot-assistita del ginocchio?
È una protesi totale nella quale il chirurgo utilizza un sistema robotico per pianificare ed eseguire con maggiore precisione alcuni tagli ossei e il posizionamento delle componenti.
2. Il robot esegue autonomamente l'intervento?
No. Nel sistema studiato in RACER-Knee il chirurgo controlla direttamente la sega collegata al braccio robotico e decide il piano operatorio.
3. Lo studio RACER-Knee ha dimostrato che la robotica è migliore?
No. A 12 mesi non è emerso un vantaggio clinicamente significativo nei risultati percepiti dai pazienti rispetto alla chirurgia convenzionale.
4. La robotica è però più precisa?
Nel trial ha raggiunto con maggiore precisione l'allineamento programmato, con una differenza media di circa 0,8° rispetto alla tecnica convenzionale.
5. I pazienti operati con robot avevano meno dolore?
No. Nello studio i punteggi del dolore nei primi giorni e fino a 12 mesi sono risultati sostanzialmente simili tra i gruppi.
6. La chirurgia robotica è più sicura?
Nel trial gli eventi avversi seri sono risultati simili: 16 pazienti per gruppo ne hanno presentato uno.
7. Richiede più tempo?
Nel RACER-Knee la chirurgia robotica ha richiesto mediamente circa 10,5 minuti in più.
8. Perché allora utilizzare un sistema robotico?
Può consentire una pianificazione molto precisa e facilitare strategie di allineamento personalizzate. Il beneficio clinico di queste strategie è ancora oggetto di studio.
9. I risultati potrebbero cambiare nel lungo periodo?
Sì. Il trial continuerà il follow-up fino a dieci anni, quindi eventuali differenze su revisioni e durata degli impianti devono ancora essere valutate.
10. A chi rivolgersi per una valutazione del ginocchio in Ticino?
Presso Logmedica il PD Dr. med. Marco Delcogliano e il Dr. med. Luca Deabate si occupano delle patologie e della chirurgia protesica del ginocchio nelle sedi di Lugano e Bellinzona.
















