

Le terapie biologiche applicate all’apparato muscolo-scheletrico vengono utilizzate per trattare alcune patologie di articolazioni, tendini e tessuti periarticolari. Il loro obiettivo non è semplicemente “coprire” il dolore, ma intervenire sul microambiente biologico in cui si sviluppano infiammazione, degenerazione e difficoltà di guarigione.
Negli ultimi anni si è parlato molto di medicina rigenerativa, PRP e cellule mesenchimali. Questa diffusione ha però generato anche aspettative eccessive. Una terapia biologica non ricostruisce automaticamente una cartilagine completamente consumata e non sostituisce sempre la chirurgia. Può invece contribuire, in pazienti selezionati, a modulare l’infiammazione, ridurre i sintomi e creare condizioni più favorevoli per la riabilitazione.
In Logmedica, nelle sedi di Lugano e Bellinzona, queste procedure vengono valutate all’interno di un percorso ortopedico e di medicina del dolore, partendo dalla diagnosi e non dal trattamento disponibile.
Che cosa sono gli ortobiologici
Con il termine ortobiologici si indicano preparati ottenuti da componenti biologiche del paziente oppure materiali progettati per interagire con i processi di guarigione dei tessuti.
Tra le procedure più conosciute rientrano il plasma ricco di piastrine, o PRP, alcuni preparati derivati dal tessuto adiposo, gli aspirati midollari e i trattamenti che associano componenti biologiche a membrane o scaffold di supporto.
Questi approcci non sono equivalenti tra loro. Cambiano il materiale di partenza, la modalità di preparazione, il grado di manipolazione e il tessuto che si desidera trattare. Anche le evidenze scientifiche variano in base alla patologia.
È quindi poco corretto parlare genericamente di “infiltrazione rigenerativa”. Il primo passo consiste nel capire se il problema riguarda una tendinopatia, una lesione cartilaginea circoscritta, un’artrosi diffusa, una lesione muscolare o un dolore nel quale la componente infiammatoria non rappresenta il meccanismo principale.
PRP: che cosa può fare realmente
Il PRP viene preparato attraverso un prelievo di sangue del paziente. Il campione viene centrifugato per ottenere una frazione contenente una maggiore concentrazione di piastrine e molecole bioattive.
Le piastrine non servono soltanto alla coagulazione. Dopo l’attivazione rilasciano fattori capaci di influenzare l’infiammazione, la comunicazione cellulare e alcuni processi di riparazione.
In ambito muscolo-scheletrico, il PRP può essere valutato soprattutto in alcune tendinopatie croniche, nelle lesioni tendinee parziali e in forme iniziali o intermedie di artrosi. Le applicazioni più frequenti riguardano ginocchio, spalla, gomito, anca e tendine d’Achille.
Il risultato non è generalmente immediato come quello ottenibile con un anestetico o con un corticosteroide. Quando il trattamento funziona, il miglioramento tende a comparire progressivamente nelle settimane successive.
La risposta dipende però da numerosi fattori: qualità del preparato, numero di piastrine, presenza di globuli bianchi, sede dell’infiltrazione, grado della patologia e programma riabilitativo associato. Due prodotti definiti entrambi PRP possono quindi avere caratteristiche differenti.
Il PRP non può ricreare integralmente un menisco mancante, ricostruire una cartilagine completamente consumata o riparare una rottura tendinea massiva. Può invece essere utilizzato per migliorare l’ambiente biologico locale e favorire il recupero nei casi in cui il tessuto conservi ancora capacità funzionali.
Preparati derivati dal tessuto adiposo
Il tessuto adiposo contiene cellule stromali e numerose molecole capaci di modulare la risposta infiammatoria. In alcune procedure viene prelevata una piccola quantità di grasso, generalmente dall’addome, successivamente processata e reintrodotta nella zona da trattare.
Nella comunicazione comune queste metodiche vengono spesso indicate come “infiltrazioni di cellule staminali”. In realtà è importante utilizzare termini più precisi. Nelle procedure eseguite direttamente sul paziente non si impianta necessariamente una popolazione pura e coltivata di cellule staminali, ma un tessuto autologo minimamente processato che conserva una componente cellulare e stromale.
Questi trattamenti possono essere valutati in alcune forme di artrosi, soprattutto quando la degenerazione è moderata e il paziente presenta ancora una struttura articolare sufficientemente conservata.
Anche in questo caso, il possibile beneficio è legato soprattutto alla modulazione dell’infiammazione e dei segnali biologici. Le prove di una ricostruzione completa della cartilagine nell’artrosi avanzata non sono sufficienti per promettere un risultato di questo tipo.
La procedura è inoltre più complessa rispetto a un PRP, perché richiede il prelievo del tessuto adiposo, condizioni rigorose di sterilità e una selezione ancora più attenta del paziente.
In quali patologie possono essere considerate
Le terapie biologiche vengono utilizzate in contesti differenti, ma non dovrebbero essere proposte sulla sola base del dolore.
Nelle tendinopatie, l’indicazione può riguardare condizioni persistenti che non hanno risposto in modo soddisfacente alla gestione del carico e alla fisioterapia. Il trattamento biologico deve comunque essere accompagnato da un programma progressivo di esercizio, perché il tendine ha bisogno di recuperare la capacità di sostenere le sollecitazioni.
Nell’artrosi, il beneficio è più prevedibile nelle fasi iniziali o moderate. Quando l’articolazione presenta deformità importante, perdita completa dello spazio articolare o grave limitazione funzionale, l’effetto può risultare ridotto e temporaneo.
Nelle lesioni cartilaginee focali, soprattutto nei pazienti giovani, i trattamenti infiltrativi possono essere integrati con procedure chirurgiche di riparazione, membrane biologiche o tecniche di trapianto cartilagineo.
Anche nelle lesioni muscolari, il PRP viene talvolta impiegato per favorire il recupero, ma l’indicazione dipende dal tipo di lesione, dalla sede e dalla fase biologica. Non tutte le rotture muscolari beneficiano di un’infiltrazione.
La scelta deve quindi rispondere a una domanda precisa: quale tessuto è danneggiato, quale meccanismo mantiene il dolore e quale obiettivo realistico può essere raggiunto?
Perché ecografia e diagnosi sono determinanti
La precisione dell’infiltrazione è una parte importante del trattamento.
La guida ecografica permette di osservare direttamente l’ago e di posizionare il preparato nella sede desiderata, evitando vasi, nervi e strutture che non devono essere attraversate. È particolarmente utile nelle infiltrazioni dell’anca, della spalla, dei tendini e delle articolazioni profonde.
L’ecografia consente inoltre di valutare il tessuto prima della procedura. Una tendinopatia, una borsite, una lesione parziale e una rottura completa possono provocare sintomi simili ma richiedere strategie differenti.
In Logmedica, la procedura infiltrativa non viene quindi considerata un atto isolato. Visita, diagnostica, guida ecografica e riabilitazione vengono integrate per verificare se il trattamento stia realmente migliorando dolore, movimento e capacità di carico.
Terapia biologica e fisioterapia devono lavorare insieme
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare l’infiltrazione come alternativa all’esercizio.
La procedura può ridurre il dolore e migliorare la tolleranza al movimento, ma il tessuto deve poi essere esposto a stimoli progressivi. Muscoli, tendini e articolazioni si adattano attraverso il carico, purché sia dosato correttamente.
Dopo il trattamento può essere previsto un breve periodo di riduzione delle attività più intense. Successivamente, il programma viene adattato alla sede trattata e agli obiettivi del paziente.
Nel caso di una tendinopatia, si lavora sul recupero della forza e della capacità elastica. Nell’artrosi, l’obiettivo è migliorare stabilità, mobilità e controllo del movimento. Dopo una lesione muscolare, la progressione deve includere gradualmente allungamento, contrazioni e gesti specifici.
Il risultato non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso una scala del dolore. Contano anche il ritorno alle attività, la qualità del sonno, la riduzione dei farmaci e la capacità di sostenere carichi prima non tollerati.
Sicurezza e regolamentazione in Svizzera
Le procedure biologiche devono essere eseguite da personale medico, utilizzando dispositivi e protocolli adeguati.
In Svizzera, i prodotti contenenti cellule e tessuti umani sono sottoposti a una regolamentazione precisa. La coltura e l’espansione cellulare vengono considerate manipolazioni sostanziali e possono richiedere autorizzazioni specifiche e produzione secondo standard farmaceutici. Anche l’utilizzo di cellule in un tessuto diverso da quello di origine può modificare la classificazione regolatoria del prodotto.
Questo significa che non tutte le proposte commercializzate come “cellule staminali” sono equivalenti o liberamente utilizzabili. Il paziente dovrebbe sempre chiedere quale preparato viene somministrato, come viene ottenuto, quali evidenze esistono e quale autorizzazione ne consente l’impiego.
Le principali controindicazioni comprendono infezioni attive, alcune patologie ematologiche, condizioni oncologiche in corso e situazioni nelle quali il prelievo o l’infiltrazione comportino un rischio non giustificato.
Anche la terapia anticoagulante deve essere valutata individualmente e non deve mai essere sospesa senza indicazione medica.
Il percorso in Logmedica
Le terapie biologiche rappresentano uno strumento, non una diagnosi e neppure una promessa di rigenerazione garantita.
In Logmedica, a Lugano e Bellinzona, il percorso parte dalla valutazione della patologia e dalla definizione di un obiettivo concreto: ridurre il dolore, migliorare la funzione, sostenere la guarigione di un tendine oppure ritardare un intervento quando esistono condizioni realistiche per farlo.
Il riferimento per la medicina rigenerativa, le procedure infiltrative e la medicina del dolore è il Dr. med. Edoardo Tasciotti. In base al distretto coinvolto, la valutazione viene integrata con il PD Dr. med. Marco Delcogliano e il Dr. med. Luca Deabate per il ginocchio, il Dr. med. Stamen Milev per la spalla e il gomito, e il Dr. med. Paolo Gaffurini e il Dr. med. Simone Verzellotti per l’anca.
Domande frequenti
Le terapie biologiche rigenerano sempre la cartilagine?
No. Possono modulare l’infiammazione e favorire un ambiente biologico più favorevole, ma non ricostruiscono automaticamente una cartilagine completamente consumata.
Qual è la differenza tra PRP e cellule mesenchimali?
Il PRP deriva dal sangue e contiene piastrine e fattori bioattivi. I preparati cellulari derivano invece da tessuti come grasso o midollo e richiedono procedure più complesse.
Quante infiltrazioni sono necessarie?
Dipende dal preparato, dalla patologia e dalla risposta del paziente. Non esiste un ciclo uguale per tutti.
Il trattamento è doloroso?
Il fastidio è generalmente simile a quello di una normale infiltrazione. Dopo la procedura può comparire un aumento temporaneo del dolore locale.
Dopo l’infiltrazione bisogna riposare?
Solitamente viene consigliata una riduzione temporanea dei carichi più intensi, seguita da una ripresa progressiva delle attività e della fisioterapia.
Le terapie biologiche possono evitare una protesi?
In alcuni pazienti possono ritardare l’intervento e migliorare la funzione. Nell’artrosi avanzata, però, non sempre rappresentano un’alternativa efficace alla chirurgia.
















