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Non sono ancora pronto per la protesi: LogScientia e innovazione Logmedica

Durante l’evento LogScientia “Non sono ancora pronto per la protesi”, il messaggio emerso è stato chiaro: l’innovazione in medicina muscolo-scheletrica passa dalla ricerca, e la ricerca deve essere accompagnata da divulgazione diretta e dalla capacità di validare i risultati. Parlare apertamente con le persone, favorire le domande e misurare ciò che si fa non è solo un gesto di trasparenza: è il modo più concreto per aiutare i pazienti a scegliere con consapevolezza, con risposte realistiche su percorsi, benefici e limiti.

La serata ha messo al centro un tema che riguarda molte persone: prima di arrivare a una protesi esistono strategie diverse, e la scelta del “momento giusto” non è una corsa. È una decisione che nasce dalla qualità di vita, dagli obiettivi reali e da un percorso costruito con metodo.

Sul palco si sono alternati i dottori Edoardo Tasciotti, Marco Delcogliano, Luca Deabate, Simone Verzellotti e Stamen Milev, con un tema comune: prima della protesi esiste un mondo di strategie, ma ogni scelta deve poggiare su indicazioni corrette, paziente giusto, momento giusto. E soprattutto su una cosa che spesso viene sottovalutata: la qualità di vita non è un concetto astratto, è la misura reale che guida le decisioni.

LogScientia: ricerca avanzata sulla cartilagine, ponte tra scienza e territorio

LogScientia è un’associazione no profit nata con l’obiettivo di promuovere, sostenere e sviluppare la ricerca avanzata sulla cartilagine, un tessuto fondamentale per mobilità e qualità della vita. La sua missione è creare un ponte tra scienza, clinica e territorio, favorendo l’innovazione e contribuendo a rendere più accessibili le nuove soluzioni terapeutiche.

Le patologie cartilaginee colpiscono persone di tutte le età e rappresentano una sfida medica e sociale importante. La cartilagine è un tessuto altamente specializzato, ma con una capacità di autoriparazione molto limitata a causa della scarsa vascolarizzazione: per questo le lesioni articolari sono spesso complesse da trattare e richiedono ricerca, validazione e un lavoro costante di trasferimento delle conoscenze nella pratica.

Punti di forza

LogScientia nasce per rispondere a un’esigenza concreta, favorendo:

  • progetti di ricerca innovativi
  • collaborazioni con università, ospedali e centri di ricerca
  • formazione e divulgazione scientifica
  • trasferimento delle nuove conoscenze nella pratica clinica
Obiettivo

L’obiettivo finale è migliorare la salute di muscoli, ossa e articolazioni e la qualità di vita delle persone, contribuendo allo sviluppo di soluzioni sostenibili, efficaci e accessibili. Investire nella ricerca oggi significa costruire un futuro di maggiore mobilità, autonomia e benessere per la comunità di domani.

La protesi non è una corsa: il “timing” è una decisione condivisa

Una frase ha sintetizzato bene la filosofia dell’incontro: “Se non sei pronto per una protesi, non farla.”
La protesi non è una frattura da operare “subito”: nella maggior parte dei casi, dal punto di vista tecnico, farla domani o tra un anno cambia poco. Quello che cambia è la persona: quanto il dolore limita, quanto la funzionalità è compromessa, quanto il ginocchio (o l’anca, o la spalla) ha tolto autonomia e serenità.

Qui entra in gioco la parte più difficile: decidere il momento giusto. E la responsabilità non è solo del medico. È un lavoro a due: il paziente tiene “le mani sul volante”, lo specialista spiega rischi, benefici, alternative e aiuta a scegliere un percorso che abbia senso.

Tasciotti: medicina rigenerativa e terapia del dolore come integrazione, non come promessa

Il contributo del Dr. Edoardo Tasciotti ha messo a fuoco un punto spesso frainteso: la medicina rigenerativa è utile, ma non è “magia” e non sostituisce ciò che già esiste. La metafora della casa è stata efficace: l’antinfiammatorio è come i pompieri che spengono il fuoco; la chirurgia è come gli operai che ricostruiscono un muro crollato; gli ortobiologici sono ciò che può supportare e “dare vita alle crepe”, migliorando l’ambiente tissutale e riducendo infiammazione.

L’idea centrale: usare terapie biologiche per ridurre dolore e favorire riparazione, non per promettere rigenerazioni impossibili. L’obiettivo concreto è spesso anche uno: ridurre dipendenza da farmaci e migliorare funzione, soprattutto nei quadri cronici. Ma con un principio non negoziabile: selezione corretta dei pazienti. Non tutti sono candidati ideali, e la terapia va proposta quando ha senso, spesso dopo che altre strategie hanno fallito o come integrazione in un percorso multidisciplinare.

Il quadro epidemiologico spiegato è quello che tutti vedono nella realtà: popolazione che invecchia, dolore muscolo-scheletrico in aumento, costi sanitari e sociali enormi. Da qui l’importanza di studiare e validare risultati: ciò che funziona davvero deve diventare più chiaro e più sostenibile.

Delcogliano: preservare il ginocchio prima di “cambiare la ruota”

Il PD Dr. Marco Delcogliano ha portato il cuore del titolo sul piano ortopedico: prima della protesi esiste la preservazione articolare. Un ginocchio non degenera solo perché “passa il tempo”: spesso l’artrosi accelera per una combinazione di fattori meccanici e biologici. Un trauma, una lesione, una convergenza sbagliata, un menisco danneggiato: piccoli eventi che, se non gestiti bene, cambiano il destino dell’articolazione.

Qui il messaggio è stato forte sul menisco: per anni si “toglieva”. Oggi il paradigma è opposto: va preservato e, quando possibile, suturato, soprattutto nei giovani. Nelle lesioni degenerative dell’adulto, spesso la fisioterapia risolve; l’artroscopia si riserva ai casi con blocchi o frammenti che disturbano davvero. E soprattutto: se il ginocchio è varo/valgo e il carico cade tutto su un compartimento, togliere menisco senza correggere l’asse è come guidare con la convergenza sbagliata: prima o poi il danno arriva.

Nel suo intervento è emerso anche un concetto chiave: la cartilagine è un tessuto meraviglioso ma “fragile” nella sua biologia; non si rigenera come molti credono. Per questo la preservazione articolare deve guardare al ginocchio dalla A alla Z, correggere l’asse quando serve, proteggere i tessuti, usare la chirurgia in modo mirato e continuare a studiare soluzioni innovative.

Deabate: protesi di ginocchio, soddisfazione e allineamento cinematico

Quando “la ruota è consumata” e la qualità di vita crolla, la protesi diventa la scelta più razionale. Ma qui è emersa una realtà che molte persone non conoscono: la soddisfazione dopo protesi totale di ginocchio non è sempre alta come si pensa. E questo ha spinto la ricerca verso nuove strategie.

Il Dr. Luca Deabate ha spiegato l’evoluzione dalla ricostruzione “meccanica standard” verso concetti più personalizzati come l’allineamento cinematico, cioè l’idea di rispettare maggiormente l’allineamento nativo e la biomeccanica individuale, invece di “raddrizzare tutti allo stesso modo”. Il punto non è inseguire una moda, ma aumentare la naturalezza del movimento e ridurre quei sovraccarichi che alcuni pazienti percepiscono nel post-operatorio.

Ha anche chiarito un aspetto fondamentale sulle tecnologie: robot e navigazione possono aumentare precisione, ma la differenza la fa sempre la filosofia chirurgica e la strategia. La tecnologia è uno strumento, non l’autore del risultato.

Infine, un messaggio che si collega perfettamente al titolo dell’evento: la chirurgia non finisce in sala operatoria. Il pezzo mancante spesso è la riabilitazione, e proprio qui la ricerca di LogScientia vuole costruire evidenze forti su protocolli funzionali validati.

Verzellotti: protesi d’anca su misura e risparmio osseo

Il Dr. Simone Verzellotti ha portato il focus sull’anca e su un tema sempre più attuale: la variabilità anatomica. Nessuna anca è identica a un’altra: asse del femore, versione, inclinazione del collo, bacino e colonna interagiscono nel movimento. In questo scenario, la protesi su misura non è “più bella”: è uno strumento per ripristinare con precisione un’anatomia specifica, soprattutto in casi selezionati (pazienti giovani, deformità, esiti post-traumatici, displasie, situazioni complesse).

Ha anche evidenziato il valore della pianificazione avanzata e del concetto di “risparmio osseo”: preservare osso oggi significa offrire più sicurezza domani, soprattutto se in futuro servirà una revisione.

Un altro punto chiarito: non esiste un accesso chirurgico “migliore” in assoluto. Esiste l’accesso giusto per quel paziente, con quell’anatomia e con quegli obiettivi. È un tema di appropriatezza, non di marketing.

Milev: la spalla non è il ginocchio, e la protesi si decide diversamente

Il Dr. Stamen Milev ha riportato la discussione su un distretto spesso sottovalutato: la spalla. Qui un concetto è stato molto utile per il pubblico: la spalla è un’articolazione “scarica” rispetto al ginocchio. Si possono vedere radiografie molto artrosiche con pazienti che stanno “abbastanza bene”, e viceversa.

La grande discriminante, oltre all’artrosi, è la cuffia dei rotatori: quando la cuffia non funziona e la testa omerale risale (artropatia da cuffia), cambia anche il tipo di protesi e la strategia. E come sempre, prima della chirurgia esistono strumenti conservativi: fisioterapia mirata, rinforzo corretto, terapie infiltrative quando indicate.

Un passaggio particolarmente educativo: protesi anatomica vs protesi inversa non è un “dettaglio tecnico”: è la conseguenza diretta della biomeccanica e dei tendini disponibili. E anche qui vale la regola dell’evento: indicazione giusta, paziente giusto, aspettative realistiche.

Il valore vero dell’incontro: scegliere il trattamento giusto al momento giusto

L’incontro “Non sono ancora pronto per la protesi” ha ribadito un concetto fondamentale: la medicina muscolo-scheletrica moderna non vive di scorciatoie, ma di scelte giuste al momento giusto, basate su evidenze, appropriatezza e comunicazione chiara. Ed è proprio qui che LogScientia vuole lasciare un segno: sostenere la ricerca sulla cartilagine e sulle patologie articolari, validare risultati, formare e divulgare in modo diretto, creando un collegamento reale tra scienza e territorio.

Per i pazienti, il valore pratico è semplice: avere informazioni più trasparenti, percorsi più solidi e soluzioni sempre più efficaci e accessibili. Per la comunità, significa un obiettivo più ampio: più mobilità, più autonomia, migliore qualità di vita.

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